22/02/2012
Calcoli renali, cosa mangiare e quanto bere per prevenire o arginare il problema
Calcoli renali, la dieta giusta è questa
Si può fare molto contro i calcoli renali, già nella vita di tutti i giorni. In particolare a tavola: la dieta quotidiana è una formidabile forma di prevenzione, insieme naturalmente all’acqua che beviamo ogni giorno. Secondo il professor Filiberto Zattoni, direttore della divisione di Urologia dell’ospedale policlinico G.B Rossi di Verona, se una persona soffre di calcoli, anche se non provocano disturbi particolari, è sempre consigliabile l’intervento chirurgico. Ma se c’è un modo per cercare di prevenirli o tenerli comunque sotto controllo, quello è stare attenti a quello che si mangia e a quanta acqua si beve.
Cominciamo dal cibo: come dev’essere impostata la dieta di un potenziale paziente di calcolosi renale?
Un tempo gli specialisti consigliavano alle persone che soffrivano di calcoli di eliminare completamente dalla tavola quotidiana i cibi ricchi di calcio o le carni rosse, a seconda che il problema dipendesse dall’ossalato di calcio o dall’acido urico. Oggi la tendenza è diversa.
E cioè?
Se escludessimo del tutto questi cibi, rischieremmo di andare incontro ad altri problemi: la carenza di calcio facilita l’insorgere dell’osteoporosi, mentre poca carne – principale fonte di ferro per l’organismo - può provocare anemia.
Come bisogna comportarsi, allora, con questi cibi?
Semplicemente non bandendoli dalla propria tavola, ma riducendone sensibilmente il consumo.
Ci sono alimenti da preferire e altri da ridurre o evitare?
Cominciamo da quelli cui dare il via libera. Sì a pane e pasta, polenta, fiocchi d’avena e riso, ma anche crackers e grissini. Bene anche minestroni e creme di verdura. Tra i secondi, carne di pollo e tacchino, pesce azzurro. Naturalmente, tutte le varietà di verdura e ortaggi (pomodori soprattutto), patate. Tra i condimenti, olio extravergine di oliva e aceto, più le spezie. Frutta in quantità, specie gli agrumi.
Fra i dolci, torte di frutta, marmellata, zucchero e gelati di frutta. Naturalmente, tutti questi alimenti devono essere armonizzati con eventuali altre esigenze della propria dieta.
Passiamo ai “cibi no”…
Brodi di carne tra i primi piatti, poi carne rossa, frattaglie, carne salata o affumicata. Limitare molto anche i formaggi, il latte, lo yogurt e il burro, come i gelati di crema. Le patate fritte, i condimenti in salsa per le insalate, la frutta secca, il cioccolato, il caffè. Infine, la senape, le olive, i salatini. Fonti di sodio pericolose per un paziente di calcolosi renale.
L’altra grande arma contro i calcoli è l’acqua.
Proprio così. Bevendo molto si riescono a diluire quei sali che vengono filtrati attraverso l’urina, e che in questo modo si aggregano con maggiore difficoltà, venendo invece eliminati più facilmente.
Quanto è bene bere?
Almeno due litri, meglio ancora due litri e mezzo di acqua al giorno è un ottimo modo di combattere la formazione di calcoli. Da preferire quelle di tipo “minimamente mineralizzate”, con un residuo fisso cioè inferiore a 50 mg per litro, e quelle “oligominerali”, che si fermano sotto i 500 mg per litro. Sicuramente da evitare, invece, quelle “minerali” (fino a 1.000 mg di residuo fisso per litro) o arricchite di sali minerali.
Fonte:staibene.libero.it
07:27 Scritto da: shopper2000 in Antichi rimedi, CURA DEL CORPO, DIETA BEAUTY, Salute | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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04/11/2011
I 6 sintomi che preannunciano l'ictus. Riconoscerli ti può salvare la vita
I 6 sintomi che preannunciano l'ictus
Riconoscerlo in tempo è fondamentale per limitarne gli effetti.
Non c’è spauracchio più giustificato dell’ictus. Con i suoi 200 mila casi l’anno, l’apoplessia (questo in gergo tecnico il nome corretto del problema che consiste in un coagulo che ostruisce il normale afflusso di sangue al cervello) è in Italia la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori. Non solo: l’ictus rappresenta nel nostro Paese la prima ragione di invalidità. Colpisce in prevalenza gli anziani (nel 75% dei casi si tratta di over 65), soprattutto gli uomini, e l’età più a rischio è molto alta: 85 anni. Ma queste caratteristiche variano a seconda del tipo di ictus:l’ictus ischemico, il più frequente, riguarda specialmente gli uomini over 70;
l’ictus emorragico intraparenchimale (che rappresenta circa il 20% dei casi totali) colpisce soggetti meno anziani e comunque in prevalenza maschi;
l’emorragia subaracnoidea, invece, è tipica delle donne di circa 50 anni.
L’arma più efficace per fronteggiare l’ictus nel migliore dei modi – oltre alla prevenzione basata sugli stili di vita – è la tempestività: individuarlo precocemente aumenta di molto le probabilità di sopravvivere e di non averne conseguenze troppo negative. Se si interviene tra le 3 e le 6 ore dalla crisi, ci sono ottime probabilità di circoscriverne gli effetti, altrimenti devastanti o letali.
Posto che è sempre difficile generalizzare, perché ogni individuo può presentarne di propri a seconda anche del tipo di ictus che sta per verificarsi, vediamo allora quali sono i segnali premonitori principali che possono preludere a un attacco.
Disturbi del linguaggio: difficoltà ad articolare un discorso, a pronunciare anche parole molto semplici.
Difficoltà a comprendere frasi e discorsi di altri.
Debolezza temporanea di un braccio o di una gamba, oppure perdita di sensibilità o formicolii agli arti, difficoltà di muovere le dita di mani e piedi.
Un inspiegabile, improvviso e fortissimo mal di testa, che non passa neanche facendo ricorso ad antidolorifici.
Alterazione nella visione degli oggetti, che vengono percepiti in maniera anomala, spesso da un solo occhio.
Sensazione di vertigine, capogiro, sbandamento e tendenza a perdere l’equilibrio senza una ragione precisa.
Questi sintomi potrebbero anche scomparire nel giro di 24 ore: in questo caso, con ogni probabilità si sarà trattato di un Transient Ischemic Attack (TIA), vale a dire di un attacco ischemico transitorio, una sorta di piccolo ictus leggero, provocato da una occlusione soltanto transitoria di un vaso arterioso. Attenzione, però, perché anche un ictus così lieve è una spia da non sottovalutare: chi ne è vittima, infatti, ha una probabilità 10 volte superiore di essere colpito da un ictus vero e proprio.
Come comportarsi di fronte a uno o più sintomi di possibile ictus? C’è una sola risposta a questa domanda: il paziente deve essere trasportato al più presto al Pronto soccorso. L’ideale sarebbe la struttura sanitaria prevedesse al suo interno una “Stroke Unit”, le unità specializzate nel trattamento degli ictus. Inutile chiamare semplicemente una guardia medica o il medico di famiglia, o peggio ancora mettersi a letto nella speranza che i sintomi passino da soli. Di fronte a un possibile ictus, anche pochi minuti possono essere preziosi.
08:51 Scritto da: shopper2000 in CURA DEL CORPO, Salute | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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